mercoledì 8 settembre 2010
lunedì 6 settembre 2010
Cittaslow ricorda Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso perché contrastava la criminalità organizzata
Il Presidente di Cittaslow International, Gian Luca Marconi, Sindaco di Castelnovo ne’ Monti (RE), ha espresso a nome di tutti i 144 Sindaci delle Cittaslow associate dolore profondissimo e costernazione per la perdita di Angelo Vassallo, il Sindaco di Pollica. "E’ stato ucciso in modo vigliacco e barbaro Angelo Vassallo – ha detto Marconi - non un sindaco qualsiasi, ma una bandiera di riscatto per tutto il Sud, un amministratore pubblico che era primo tra gli uguali e portava avanti con determinazione ed efficacia un disegno di sviluppo che non può mai essere scisso dalla legalità. Tra i primi Sindaci italiani a credere in Cittaslow, la nostra rete di città legate a Slow Food di Carlo Petrini, era uno dei protagonisti di un disegno di “resistenza attiva” e di efficace politica dal basso, tipico del modello Cittaslow mutuato da Slow Food. L’Associazione proporrà in tutti i Consigli Comunali delle Cittaslow italiane un ordine del giorno per riaffermare il diritto alla legalità e per sostenere i valori e i principi per i quali un nostro collega e amico ha perso la vita ".
Da notare che il 26 giugno scorso Angelo Vassallo era stato eletto Vicepresidente Internazionale per acclamazione da parte dell’Assemblea Cittaslow svoltasi a Seoul,in Sud Corea, e che in quella veste aveva aperto nuovi rapporti culturali con una piccola città della Cina. "Perdiamo non solo un amico, ma un uomo vero, con la schiena diritta, e l’Italia intera perde un pezzo significativo di speranza per la legalità e l’avvenire del Sud, - aggiunge il Direttore di Cittaslow International, Pier Giorgio Oliveti dal quartier generale di Orvieto - Vassallo era un Sindaco di eccellenza, quello che tutti i cittadini vorrebbero avere come guida : con lui applicando i principi di Slow Food Pollica è risorta divenendo un modello per i centri vicini e il Cilento, ma anche a livello nazionale. C’è un evidente tentativo di “normalizzazione” da parte della criminalità organizzata verso chi esprime eccezionalità, lavoro, redistribuzione del reddito, speranza per i giovani… Ci impegneremo tutti affinché il suo insegnamento non vada sprecato: glielo dobbiamo". Il piccolo Comune di Pollica, meno di 2500 abitanti, con le frazioni di Acciaroli, Pioppi e Galdo, ha raggiunto la ribalta nazionale ed internazionale per la qualità dell’azione amministrativa, conquistando primati di eccellenza, la Vicepresidenza di Cittaslow, le Cinque Vele di Lega Ambiente per il mare pulito, una qualità della vita invidiabile. Recentemente Pollica si era tra l’altro aggiudicato come capofila di un Consorzio di oltre 60 Comuni campani, un importante bando regionale per lo sviluppo delle risorse energetiche rinnovabili.
martedì 31 agosto 2010
Dai Monti Dauni un nuovo modello di sviluppo (articolo di Geppe Inserra)
In questa estate aridissima (e non soltanto per le scarsissime piogge e per l’impressionante calura) qualche apprezzabile “ventata” di cultura è giunta dall’Appennino, i cui comuni hanno proposto manifestazioni di notevole respiro e spessore culturale.Per certuni posti, non si tratta certamente di una novità. Ascoli Satriano, che ha ospitato il tanto atteso ritorno dei grifoni policromi di marmo trafugati qualche decennio fa, è da tempo la capitale archeologica della Puglia Settentrionale, così come Orsara di Puglia è da tempo la capitale pugliese della musica jazz, ed anche quest’anno, consolidando una tradizione che sta diventando sempre più radicata, ha ospitato una edizione di Orsara Musica ricca di appuntamenti e di proposte originali.
Altri comuni però premono, si affacciano orgogliosamente alla ribalta regionale e meridionale, segnalandosi per l’originalità del loro cartellone culturale. È il caso di Accadia, che assieme alle giornate dedicate al blues e ad Appennino Art’infest, avvia quest’anno un interessante programma biennale dedicato al mito della “grande madre”, partendo dalla rivalutazione di una misteriosa scultura ospitata nel palazzo comunale. È il caso di Pietramontecorvino che sperimenta nuovi linguaggi, accoppiando quest’anno a Terravecchia in Folk l’inaugurazione del museo multimediale del Castello Ducale, dedicato a quel patrimonio straordinario della cultura immateriale di queste colline rappresentato dagli “sciambule”, una sorta di stornelli ma dal notevole spessore poetico, che venivano cantati dalle donne, sull’altalena, in occasione delle feste di Carnevale, la cui valenza è stata riscoperta da un bel libro di Raffaele Iannantuono, presentato ieri sera, a conclusione di Terravecchia in Folk.
Da Ascoli Satriano, Orsara di Puglia, Pietra Montecorvino e Accadia si dipana un intreccio ineffabile tra passato e futuro, che disegna nuove e suggestive ipotesi per quanto riguarda lo sviluppo non soltanto delle aree interne e collinari, ma dell’intera provincia di Foggia.
I quattro comuni sono, in realtà, la punta di diamante di un più vasto movimento: sono tutte queste colline a pullulare di interessanti appuntamenti culturali, spesso anche molto originali ed innovativi, laddove invece, nel resto del territorio provinciale, vuoi per la crisi della finanza locale che ha scoraggiato gli investimenti delle istituzioni locali nel settore della cultura, vuoi perché sempre più spesso (purtroppo) si ritiene che la promozione culturale coincida con l’organizzazione di eventi con la partecipazione dei grandi nomi dello spettacolo nazionale e della tv. Per dirla fuori dai denti, ben vengano i concerti di Eros Ramazzotti e di Carmen Consoli, ma l’uno e l’altra possono essere visti ed applauditi dovunque. Gli “sciambule” possono essere invece apprezzati soltanto tra le colline dell’Appennino Dauno.
Sarà un caso, o forse no, ma la maggiore parte dei sindaci dei comuni protagonisti di questo risveglio culturale dell’Appennino Dauno sono scesi in questi giorni sul piede di guerra, per sollecitare all’amministrazione provinciale di Foggia, che ha in cura la viabilità della zona, drastici e radicali interventi di bonifica e di messa in sicurezza delle sempre più dissestate e disastrate strade collinari e montane.
La questione è annosa, e si trascina irrisolta da molti anni, ma va detto che – proprio per effetto di questo nuovo clima che si respira tra i Monti della Daunia – si pone oggi in termini piuttosto nuovi, e sicuramente diversi rispetto al passato. Fino a qualche anno fa, riparare, sistemare le strade appenniniche era giusto e sacrosanto perché quanti risiedono nei piccoli comuni non sono cittadini di serie B, e per evitare l’isolamento di questi stessi comuni.
Oggi non si tratta più soltanto di questo. L’offerta culturale che sta diventando sempre più ricca, nella misura in cui attrae sempre più cospicui flussi di visitatori, ha fatto lievitare la domanda di mobilità, e nello stesso tempo ha dimostrato che quello sviluppo compatibile da diverso tempo viene teorizzato (ma mai messo in pratica) dagli ingegneri dello sviluppo, dalle forze politiche, economiche, sindacali, è finalmente a portata di mano.
Tra le colline dell’Appennino si va sempre più profilando e consolidando un autentico modello di sviluppo che non riguarda soltanto l’aspetto culturale, ma anche quello economico e civile. Da che mondo è mondo, però, lo sviluppo è fondato sulle infrastrutture, e cominciare dalle vie (materiali e non) di comunicazione. Il problema dell’Appennino è che le vie immateriali funzionano assai meglio di quelle materiali. Le tante manifestazioni culturali fiorite in questi anni in queste plaghe non sono il frutto del caso e neanche soltanto il prodotto della creatività e dell’attivismo dei sindaci (che restano comunque magnifici protagonisti di questa stagione). Lo sviluppo non si produce né si inventa a tavolino: è il prodotto di equilibri complicati da mettere a punto ma che, una volta azionati, svolgono un effetto trainante.
Attorno e dietro questa riscossa culturale (che è anche – non va dimenticato – una riscossa civile) sono fiorite tante piccole attività economiche: agriturismi, ristoranti, piccole strutture ricettive, musei, bed and breakfast, itinerari turistici, produzioni agroalimentari di qualità che pur nelle loro modeste dimensioni producono reddito ed occupazione in un contesto che ormai, diversamente da quanto accadeva in passato, non vive più soltanto delle rimesse degli emigrati e delle pensioni percepite dagli anziani residenti.
C’è un know how che va crescendo, che si va consolidando: i giovanissimi organizzatori di Terra in Folk, la manifestazione dedicata alla musica etnica e non solo, che si svolge a Pietramontecorvino, si sono fatti già un nome, nonostante che la manifestazione (il cui programma fa ormai invidia a più blasonate iniziative che si tengono sul territorio regionale): vengono contattati ed interpellati dai loro colleghi del resto della Puglia e del Mezzogiorno, così come accade per gli organizzatori di Orsara Musica. Una cantina di Orsara, per la sua valenza artistica, architettonica ed organolettica è stata selezionata nientemeno che per la Biennale di Venezia.
C’è una ricchezza nascosta che sta finalmente venendo alla luce: sgorga misteriosa così come un po’ di anni fa accadde quando nelle viscere di queste colline venne scoperto il metano. Allora si tennero memorabili manifestazioni popolari per impedire che – come invece avvenne – la preziosa risorsa venisse utilizzata altrove. La differenza tra allora ed oggi è che non ci sono arrembanti multinazionali dietro l’angolo, non ci sono metanodotti già pronti che possano scippare il territorio di queste risorse che si vanno sedimentando, e che sono poi le risorse più importanti in quanto lo sviluppo per sprigionarsi ha sì bisogno di infrastrutture ma anche e soprattutto di teste, di intelligenze, di cuori, di emozioni. Non c’è progresso civile, culturale, morale che non cammini con le sulle gambe degli uomini.
Per tutte queste ragioni, bonificare le strade dell’Appennino è una necessità ineludibile: il primo passo da compiere perché queste spinte non restino delle rondini che non fanno primavera. Per dare prospettive di futuro a questo modello di sviluppo che sta sbattendo le ali.
Geppe Inserra per "Il Quotidiano di Foggia"
venerdì 27 agosto 2010
Orsara alla Biennale di Venezia
ORSARA DI PUGLIA (Fg) – Uno chef orsarese, un artista e un architetto di Orsara di Puglia, un’opera d’arte che racconta lo spazio, la passione e l’ingegno di un luogo liberandone la capacità di accogliere e farsi esso stesso contenuto: la cantina di Peppe Zullo, progettata da Nicola Tramonte con la collaborazione del maestro d’Arte Leon Marino, è stata selezionata per partecipare alla Biennale di Venezia, Mostra Internazionale di Architettura, nella sezione dedicata a “Le cattedrali del vino”.
La mostra sarà inaugurata domani, sabato 28 agosto, e verrà aperta da una tavola rotonda sul tema “Architettura e vino”, incontro internazionale cui parteciperanno progettisti, sociologi, esperti della cultura enogastronomica e produttori di vino.L’ARCHITETTO DEI COLORI. Nicola Tramonte è nato a Orsara di Puglia, dove vive e lavora, cinquantaquattro anni fa. Il tema della sua tesi di laurea, al Politecnico di Torino, è il manifesto programmatico della sua vita: “Lettura ambientale e ipotesi di recupero del centro antico di Orsara di Puglia”. Ed è proprio a Orsara di Puglia, col sostegno dei suoi colleghi della Galleria d’Architettura Con[fine] di Apricena, che sviluppa i progetti che lo appassionano maggiormente coniugando fotografia, architettura e valorizzazione della propria terra. “Il rapporto con il colore nell’architettura di Nicola Tramonte ha radici profonde – scrive di lui Domenico Potenza – Un rapporto che costruisce a partire dai primi anni della sua formazione con l’insegnamento di Leon Marino e Salvatore Lovaglio, maestri d’arte e cultori della materia del colore che lo hanno iniziato all’amore per l’architettura”.
LA CATTEDRALE DEL VINO. Per Nicola Tramonte è stato facilissimo incontrare sulla sua strada Peppe Zullo. Entrambi orsaresi, ambedue convinti della necessità di innovare per regalare nuovi spazi alla rilettura di radici e vocazioni culturali, con la realizzazione della cantina di Piano Paradiso, a Orsara di Puglia, hanno posto simbolicamente la prima pietra sull’edificazione di un borgo dove nel corso degli anni, anche grazie al loro esempio, sono andati moltiplicandosi i ‘luoghi dell’agire generativo’. La cantina orsarese selezionata per la Biennale di Venezia è realmente una cattedrale del vino, uno spazio ideato per accogliere, condividere il pane, preservare il bene prezioso custodito nelle botti e saggiarne il gusto quando è tempo di stare insieme.
L’ORGOGLIO. “Per la nostra Comunità – spiega il sindaco di Orsara, Mario Simonelli – è motivo di grande orgoglio il riconoscimento che la Biennale di Venezia ha riservato a Nicola Tramonte. Un riconoscimento che arriva in un ottimo momento per Orsara. Stanno aumentando le iniziative e gli eventi capaci di proiettarci in una dimensione importante di crescita culturale, sociale ed economica”, conclude il primo cittadino. “Non possiamo sorvolare su un dato di fatto – commentano Tiziana Di Sipio e Grazia Villani, coordinatrici della Galleria Con[fine] -, la nostra galleria porta bene. Abbiamo ospitato non più di due mesi fa una personale, la prima in assoluto, dell’architetto Tramonte, selezionato per la qualità delle opere realizzate, e a breve quelle stesse opere saranno apprezzate da colleghi e cultori dell’architettura provenienti da tutto il mondo”. “Era ora – dichiara il Maestro d’Arte Leon Marino, orsarese docente all’Accademia di Brera – che qualcuno si accorgesse della qualità dell’architettura al Sud. Per troppo tempo il nostro rapporto con la cultura è stato emarginato, spero sia arrivato il momento di cambiare rotta”. “È motivo di grande soddisfazione – afferma Augusto Marasco, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Foggia - Siamo coscienti di avere nel nostro territorio professionalità eccellenti che non hanno nulla da invidiare a nessuno ed è per questo che credo sia arrivato il momento di cominciare a pensare che gli Ordini Professionali, e quello degli Architetti in particolare, debbano esercitare un ruolo diverso, rivisitando i rigidi obblighi regolamentari fissati con legge dello Stato”.
lunedì 23 agosto 2010
Una festa Dauno-Irpina
ORSARA DI PUGLIA (Fg) – Una giornata di festa per dare continuità, con una nuova iniziativa, al gemellaggio tra Irpinia e Monti Dauni. Ieri, domenica 22 agosto, i capidelegazione di Folkintour hanno consegnato al sindaco Mario Simonelli la maglia ufficiale dell’Ariano Folkfestival. Dalla vicina provincia di Avellino, a bordo di diversi fuoristrada, un gruppo di 70 persone è giunto a Orsara di Puglia trascorrendovi la giornata tra visite guidate, proiezioni e degustazioni. Dopo l’arrivo al Centro Culturale Comunale, la comitiva è stata condotta dalle guide orsaresi alla scoperta del complesso abbaziale, all’interno della Grotta di San Michele e poi lungo vie e piazze storiche del paese. Qualche ora più tardi, la proiezione del film di “Terra Madre” e il pranzo buffet con le pietanze tipiche di Orsara. Una visita ricambiata immediatamente, in serata, quando un numeroso gruppo di orsaresi si è recato ad Ariano Irpino per assistere al concerto di Goran Bregovic. E’ la prima volta, quest’anno, che Folkintour si spinge oltre i confini campani. L’iniziativa dell’Ariano Folkfestival segue a quella dello scorso 4 giugno, quando proprio a Orsara di Puglia si celebrò il gemellaggio tra le Condotte Slow Food di Monti Dauni e Irpinia con un protocollo d’intesa volto a “sconfiggere divisioni, confini amministrativi, infrastrutture bloccate, assenza delle istituzioni”. Un vero e proprio gemellaggio, per restituire unità a territori omogenei per collocazione geografica, conformazione, storia, vocazioni e ambizioni.
“Il nostro intento è quello di costruire reti e rapporti tra le eccellenze autentiche dei territori – ha dichiarato Mario Simonelli, sindaco di Orsara di Puglia – In questa ottica, oltre a rilanciare lo storico legame con l’Irpinia, stiamo collaborando anche con Comuni e comunità di Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, e stringendo rapporti con città come Mirande (Francia) e la Contea di Vukovar (Croazia)”.
venerdì 20 agosto 2010
Tappa a Orsara per il Folkintour di Ariano Irpino
ORSARA DI PUGLIA (Fg) – L’Ariano Folkfestival, domenica 22 agosto, approderà a Orsara di Puglia. Con ‘Folkintour’, muovendosi a bordo di fuoristrada dalle campagne arianesi, saranno 70 le persone che giungeranno nel ‘paese dell’Orsa’ per conoscere i legami tra la terra d’Irpinia e i Monti Dauni.
La comitiva arriverà a Orsara alle 11.30, visiterà il complesso dell’Abbazia di Sant’Angelo, la Grotta di San Michele e i 20 luoghi d’interesse storico, culturale e architettonico che rappresentano la narrazione vivente di una trama che mette insieme tradizione, fede e leggende.
Il gruppo di Folkintour potrà degustare le tipicità enogastronomiche orsaresi e assistere alla proiezione di “Terra Madre”, breve documentario sulla rete internazionale del movimento Slow Food che unisce tutte le realtà attente a difendere e a valorizzare la filiera della buona alimentazione, per tutelare l’agricoltura, la pesca e l’allevamento sostenibili. In questa occasione, il Comune di Orsara – il primo in Puglia ad attivarsi in questa direzione – avvierà la sottoscrizione in favore del progetto “Terra Madre” ideato da Carlo Petrini (fondatore di Slow Food) e promosso dal network delle ‘Cittaslow’.
La comitiva di Folkintour sarà accolta dal sindaco Mario Simonelli e dai fiduciari delle condotte Slow Food delle province di Foggia e Avellino. E’ la prima volta, quest’anno, che Folkintour si spinge oltre i confini campani. L’iniziativa dell’Ariano Folk Festival segue a quella dello scorso 4 giugno, quando proprio a Orsara di Puglia si celebrò il gemellaggio tra Monti Dauni e Irpinia con un protocollo d’intesa volto a “sconfiggere divisioni, confini amministrativi, infrastrutture bloccate, assenza delle istituzioni”. Un vero e proprio gemellaggio, per restituire unità a territori omogenei per collocazione geografica, conformazione, storia, vocazioni e ambizioni. “Orsara di Puglia – spiegò in quella occasione Mario Simonelli – è un luogo simbolo della continuità culturale, storica e produttiva tra Puglia e Irpinia. Il nostro paese, inoltre, sta sperimentando da tempo, e con qualche significativo successo, un modello che fa perno sulla green economy per creare nuove economie e benessere condiviso. Fino al 1884, Orsara di Puglia si chiamava ‘Orsara Dauno-Irpina” e solo dopo il 1929 il paese è uscito amministrativamente dalla provincia di Avellino per essere ricompreso dalla provincia di Foggia. Qui siamo ad appena quattro chilometri da Montaguto, al centro dell’antica Strada delle Puglie, via di scambio e comunicazione di mercanti, pellegrini, produttori e contadini”.
Etichette:
cittaslow,
News,
ORSARA ESTATE 2010
domenica 15 agosto 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)